Un approccio strategico per sfruttare fiscalità e capitalizzazione, trasformando il marchio in un asset che sostiene la competitività e il patrimonio aziendale.
Spesso il marchio è considerato esclusivamente come uno strumento di tutela giuridica, utile ai fini di protezione dell’identità dell’impresa e il suo know-how. In realtà, se inserito in una corretta pianificazione, può diventare una leva strategica anche dal punto di vista fiscale e patrimoniale.
Infatti, se il marchio viene intestato al titolare o ai soci come persone fisiche, può essere concesso in uso alla società dietro pagamento di un corrispettivo in favore degli intestatari: le “royalties”. In questo modo si crea un equilibrio vantaggioso: il titolare percepisce un compenso che non subisce imposizione contributiva INPS o INAIL sull’intero importo, mentre la società beneficia di una riduzione di IRES e IRAP, poiché le royalties sono un costo deducibile per l’impresa. Questo meccanismo si configura come una forma di remunerazione nuova rispetto ai tradizionali compensi agli amministratori o alla distribuzione di utili, frutto di una scelta programmata e non subita.
La percentuale di royalties generalmente si aggira intorno al 3-5% e deve essere calcolata sul fatturato o sull’utile d’esercizio in modo coerente con il settore in cui opera la società. Esiste però anche un’alternativa importante: intestare il marchio direttamente alla società con l’obiettivo di aumentare il valore dell’azienda nel tempo e rafforzare il patrimonio. Il marchio, quindi, non è solo tutela legale, ma uno strumento di pianificazione. Ed è proprio in questa fase che il ruolo del commercialista diventa strategico: accompagnare l’imprenditore verso scelte consapevoli, coerenti con gli obiettivi di crescita e di protezione del valore nel tempo.